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L’importanza del search intent e la sua evoluzione nel tempo


L’ultima giornata di formazione del team di Webperformance è stata un’occasione per approfondire insieme a Sergio de Cristofaro Sivilia il valore dell’intent delle query per Google, un tema di fondamentale importanza tanto per chi si occupa di SEO e SEM quanto per tutti i professionisti del digital.

 

Una volta definito il “search intent” come l’analisi e lo studio dell’utente che effettua una ricerca, si è approfondita l’evoluzione di tale elemento. In principio Google si impegnava a restituire come risultati all’utente che effettuava una ricerca all’interno del motore di ricerca tutti quei siti che presentavano la keyword di riferimento all’interno delle loro pagine. Con l’aumento dei siti web e delle pagine che affrontavano i medesimi argomenti, nel corso degli anni si è reso tuttavia necessario per Google affinare l’analisi della semantica e creare degli algoritmi in grado di soddisfare le richieste specifiche effettuate dai suoi utenti.

 

Con il rilascio di Hummingbird nel 2013 l’attenzione di Google si è concentrata sul significato dell’insieme di parole delle query, invece che sui singoli termini. Un grande passo in avanti questo, che ha reso possibile solo due anni dopo anche la nascita di RankBrain, una nuova parte dell’algoritmo caratterizzata dall’applicazione dell’intelligenza artificiale al motore di ricerca. È da questo momento che Google inizia ad apprendere e decifrare i cambiamenti in SERP con maggiore accuratezza.

 

La precisione di RankBrain è tale da comprendere quali sono i termini che occorrono più frequentemente insieme a una keyword, per poi inserirli in un thesaurus e restituirli in maniera automatizzata come sinonimi e correlati di una ricerca. Tale capacità, definita “query expansion”, si accompagna alla “query substitution”, che invece agisce sulla decodifica della coda lunga e arriva a sostituire la query di ricerca per fornire risultati coerenti per l’utente.

 

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale rappresenta oggi la base dell’attività di Google, che non a caso investe in nuovi modelli di business nei quali l’IA ha un forte peso. Gli assistenti vocali rappresentano il futuro della comunicazione e stanno cambiando le modalità di ricerca degli utenti. La ricerca vocale difatti non è incentrata su poche keyword essenziali come sul web, ma su frasi complete e articolate.

 

Per un business stare al passo con le tendenze attuali significa dunque dare importanza all’intent delle query e al comportamento degli utenti sotto più punti di vista. Risulta fondamentale allora non focalizzarsi esclusivamente sul marketing e sulla SEO, ma integrare analisi profonde che prendono in considerazione il fine e le modalità di ricerca più varie utilizzate dall’utenza.